La comunità del Santuario Santa Maria delle Grazie ha dedicato al giovane mercedario, scomparso improvvisamente nel 2021, uno dei luoghi più frequentati dai ragazzi. Alla cerimonia anche il Maestro Generale dell’Ordine della Mercede, padre Leoncio Osvaldo Vivar Martíne
di Mario Rino Biancheri
SAN CATALDO – Ci sono persone il cui passaggio in una comunità non si misura soltanto negli anni trascorsi al suo servizio. Rimangono nei ricordi, negli affetti, nelle parole che continuano ad essere raccontate e, soprattutto, nelle relazioni che hanno saputo costruire. Padre Samuele Salis, per la comunità del Santuario Santa Maria delle Grazie di San Cataldo, è stato certamente una di queste persone.
A più di cinque anni dalla sua prematura scomparsa, il suo nome è tornato ad essere pronunciato con particolare emozione proprio in uno dei luoghi che meglio rappresentano una parte importante del suo ministero: l’oratorio. Il campetto del Santuario Santa Maria delle Grazie è stato ufficialmente intitolato a Fra Samuele Salis, O. de M., con la scopertura di una targa che reca una frase capace di sintetizzare il significato di quel luogo: «L’oratorio: una palestra di vita, un luogo di fede, una famiglia per tutti».
La cerimonia si è svolta alla presenza della comunità mercedaria, dei fedeli, delle famiglie, degli animatori e di tanti bambini e ragazzi. A rendere ancora più significativo il momento è stata la presenza del Maestro Generale dell’Ordine della Beata Vergine Maria della Mercede, padre Leoncio Osvaldo Vivar Martínez, O. de M., eletto alla guida dell’Ordine il 6 maggio 2022.
Quel 28 febbraio che San Cataldo non ha dimenticato
Il ricordo riporta inevitabilmente al 28 febbraio 2021, quando la notizia dell’improvvisa morte di Padre Samuele lasciò incredula l’intera comunità sancataldese. Aveva appena compiuto 45 anni.
Nato ad Alghero il 6 febbraio 1976, Padre Samuele era entrato giovanissimo nell’Ordine di Santa Maria della Mercede: il 1° luglio 1995 fece il suo ingresso nella comunità mercedaria di Alghero e, pochi mesi dopo, iniziò il noviziato presso la Basilica-Santuario di Nostra Signora di Bonaria, a Cagliari. Il 24 settembre 1996 emise la professione semplice, mentre quella solenne arrivò l’8 dicembre 2002. Fu ordinato sacerdote ad Alghero il 27 marzo 2004.
La morte arrivò improvvisamente nella notte tra il 27 e il 28 febbraio 2021. Soltanto poche ore prima aveva celebrato la Messa. L’intervento dei sanitari non riuscì purtroppo a salvarlo. Il giorno successivo, il 1° marzo, i funerali furono celebrati proprio a San Cataldo dal vescovo mons. Mario Russotto, prima del trasferimento della salma nella sua Alghero.
Fu una perdita che colpì profondamente non soltanto la comunità religiosa, ma un’intera città.
Una preparazione solida al servizio delle persone
Padre Samuele non era soltanto un sacerdote dotato di grande capacità comunicativa e di una naturale predisposizione all’ascolto. Alle spalle aveva una solida formazione filosofica e teologica.
Dopo gli studi classici compiuti ad Alghero e l’ingresso nell’Ordine, proseguì la formazione religiosa a Roma presso lo studentato mercedario e gli studi filosofico-teologici alla prestigiosa Pontificia Università Gregoriana, conseguendo la Licenza in Filosofia. La sua dissertazione affrontava il tema della grammatica degli affetti nel pensiero di Baruch Spinoza.
Una preparazione culturale che, tuttavia, non diventò mai distanza dalle persone. Al contrario, Padre Samuele seppe trasformare lo studio, la conoscenza della Sacra Scrittura e la riflessione teologica in strumenti di evangelizzazione accessibili a tutti.
Chi lo ha conosciuto a San Cataldo ricorda ancora le sue catechesi, le omelie, gli incontri e quella particolare capacità di affrontare anche argomenti complessi attraverso un linguaggio diretto e comprensibile.
Prima di arrivare in Sicilia aveva svolto il proprio ministero come vicario nella parrocchia di Santa Maria della Mercede a Roma. Poi il trasferimento a San Cataldo, inizialmente come vicario e successivamente come parroco della Parrocchia-Santuario Santa Maria delle Grazie. Le testimonianze pubblicate dopo la sua morte descrivono proprio gli anni sancataldesi come particolarmente intensi e sottolineano il rapporto di affetto reciproco creatosi con la comunità.
Un parroco in mezzo alla gente
Padre Samuele aveva fatto della vicinanza alle persone uno dei tratti distintivi del proprio ministero. I giovani e gli ammalati occupavano un posto particolare nella sua attività pastorale, ma la porta rimaneva aperta praticamente per tutti.
Era capace di ascoltare, scherzare, confortare, discutere e, quando necessario, anche richiamare. Possedeva quella rara capacità di dialogo che consentiva ad una persona di sentirsi accolta ancora prima di sentirsi giudicata.
La sua disponibilità verso il prossimo e l’attenzione alle persone più fragili furono ricordate anche immediatamente dopo la sua scomparsa: le cronache dell’epoca lo descrissero come un parroco vicino alla gente, particolarmente attento ai poveri e divenuto negli anni un importante punto di riferimento spirituale e umano.
Anche Radio Amore conserva una parte della sua voce e del suo servizio pastorale. Padre Samuele partecipava infatti alla vita dell’emittente e, insieme ad altri religiosi mercedari, conduceva a turno il Buongiorno di Radio Amore, spazio mattutino nel quale riflessione, informazione e momenti più leggeri accompagnavano gli ascoltatori all’inizio della giornata.
Era questo, probabilmente, uno dei suoi tratti più riconoscibili: essere sacerdote senza costruire distanze, portando il Vangelo dentro la quotidianità.
Una targa, ma soprattutto una memoria viva
Per questo la scelta di dedicargli proprio il campetto dell’oratorio assume un significato che va ben oltre un’intitolazione.
Il momento della scopertura della targa è stato particolarmente emozionante. Attorno c’erano i bambini e i ragazzi dell’oratorio, gli animatori, i religiosi e tanti adulti che Padre Samuele lo avevano conosciuto davvero. Per molti di loro quel nome scritto sulla parete non rappresentava il ricordo lontano di un sacerdote del passato, ma il volto e la voce di una persona incontrata, di un parroco al quale erano legati pezzi importanti della propria vita.
E forse non poteva esserci luogo più adatto.
Un campetto è fatto di palloni, corse, urla, amicizie, qualche litigio e successive riconciliazioni. È uno spazio nel quale i ragazzi crescono insieme. Ed è esattamente l’idea di oratorio richiamata dalle parole della targa: una palestra di vita, un luogo di fede e una famiglia per tutti.
Da oggi, ogni ragazzo che entrerà in quel campetto incontrerà anche il nome di Padre Samuele.
Un affetto che il tempo non ha cancellato
Sono trascorsi oltre cinque anni dalla sua morte, ma a San Cataldo il ricordo del giovane mercedario non si è mai veramente spento.
Lo testimoniano anche i numerosi messaggi che ancora oggi compaiono sui social network, soprattutto quando si avvicina il 6 febbraio, giorno del suo compleanno, o il 28 febbraio, anniversario della morte. Fotografie, ricordi personali, semplici pensieri e preghiere raccontano un legame che ha resistito al tempo.
Padre Samuele è stato certamente uno dei parroci più amati nella storia recente del Santuario Santa Maria delle Grazie. Non perché abbia cercato di esserlo, ma probabilmente proprio perché il suo modo di vivere il sacerdozio passava attraverso rapporti autenticamente umani.
Le sue spoglie riposano oggi nella sua terra, ad Alghero, ma una parte della sua storia appartiene ormai definitivamente a San Cataldo.
E adesso quella storia ha anche un luogo fisico nel quale continuare ad essere raccontata.
Nel campetto dove altri bambini giocheranno, altri adolescenti cresceranno, nasceranno nuove amicizie e nuove generazioni vivranno l’esperienza dell’oratorio, una targa ricorderà loro che, prima di loro, in quello stesso luogo ha operato un giovane frate mercedario che aveva scelto di spendere la propria vita per gli altri: Fra Samuele Salis, O. de M.
Un nome che San Cataldo non ha dimenticato. E che, da oggi, rimarrà scritto anche sulle mura del suo oratorio.






